CIAO MICHAEL, TUTTO IL MONDO TI SALUTA E TI ADORA!

07/07/2009

The end? Sicuramente no, il mito continua, la stella non finirà mai di brillare. L’America ricorderà questo Martedi 7 luglio come il giorno dei funerali di Michael Jackson. Il Re del pop è morto, ma nello stesso tempo vivrá per sempre. Lo Staples Center non era mai stato aperto di giorno. In questo palazzetto dello sport nel cuore di Los Angeles i tifosi dei Lakers vanno di sera a vedere i propri beniamini che giocano a Basket e che anche quest’anno si sono laureati campioni Nba. Ma stamattina è strapieno, ci sono quasi 18.000 persone per salutare per sempre il più grande cantante pop di tutti i tempi. Michael Jackson se ne è andato troppo presto all’età di 50 anni. Lo continuano a piangere in tanti, dagli amici ai fans di tutto il mondo. Immortale, genio, stella, ma anche immaturo, fragile, triste. Jacko era tutto questo e anche di più. Un bambino in un corpo da grande.

LA VITA- Michael era nato a Gary in Indiana il 29 agosto del 1958, ottavo di dieci figli dei coniugi Joseph e Katherine Jackson. Insieme ai fratelli più grandi Jackie, Tito, Jermaine e Marlon dà vita negli anni 60, ”spinti” dal burbero e violento padre, ai “Jackson Five” gruppo che riscosse un grande successo. E’ lui il piú dotato è lui la vera star della band. E’ lui che sfonda da solista. Negli anni 80 il successo di “Thriller” l’album ancora oggi più venduto della storia della musica (109 milioni di copie), ma poi ancora “Bad” altro grande successo e Dangerous, l’album della maturazione che lo lancia anche negli anni 90, fino ad “Invincibile” del 2001 la sua ultima fatica. Album pieni di hits che sono ormai la storia della musica, brani trascinanti e ballabili come Thriller, Billie Jean, Bad, Black or White e altri dalle melodie dolcissime come We are the World, You are not alone, Heal the world o Stranger in Moscow solo per citarne alcuni. Una vita piena di eccessi e follie. Milioni di euro sono andati spesi per costruire un parco giochi ”Neverland”, dove tutti i bambini bisognosi e malati vi andavano a giocare. E poi le infamanti e false accuse di pedofilia che però hanno minato per sempre l’animo di Michael, che se c’era un qualcosa che amava di più nella vita erano i bambini. E ancora le false notizie sulla sua voglia di schiarirsi la pelle, fenomeno provocatogli invece da una brutta malattia, la vitiligine. Ed infine tutto il mistero che ammanta la sua morte, con addirittura un presunto fantasma di Jacko che si aggirerebbe tra le stanze di Neverland.

IL TRIBUTO DI LOS ANGELES-Si inizia leggendo un messaggio di cordoglio inviato da Diana Ross e da Nelson Mandela. Speaker ufficiale della cerimonia è il bluesman William “Smokey” Robinson legato alla mitica casa discografica che lanciò Michael, la Motown Records. Parte un brano gospel in uno Staples Center che ascolta in religioso silenzio per poi esplodere quando entra la bara dorata di Michael portata a braccio dai fratelli. Tanti gli amici che sono venuti a rendere omaggio al Re e che si sono alternati sopra il palco, chi con un discorso chi cantando.Tra gli altri si sono esibiti Mariah Carey insieme a Trey Lorenz che hanno cantato “I’ll be There”, Lionell Richie che ha cantato “Jesus is love” , Steve Wonder di cui Jacko era fan, ed ancora il premio oscar Jennifer Hudson e il fratello di Jacko Jarmaine. Molti i personaggi famosi che hanno preso la parola per ricordare Michael con grande affetto, tra questi l’attrice e rapper Queen Latifah, i campioni di basket Kobe Bryant con l’ex stella dei Lakers Magic Johnson, l’amica di una vita Broke Shields. Altri come Diana Ross e Liz Taylor hanno preferito non venire strazziati dal dolore, mentre James Brown e Barry White avranno assistito dal cielo. Alla fine tutti sul palco a cantare We are the world e Heal the world. Si chiude con le lacrime della figlia dodicenne di Michael, Paris che riesce a stento a pronunciare “Sei stato il padre migliore che si possa immaginare, ti amo così tanto”. Michael esce e lascia i suoi fans. Da oggi siamo un pò più tristi e più soli, forse Jacko sta già ballando il famoso “mooonwalker” proprio sulla luna, noi riascoltando le sue canzoni non lo dimenticheremo mai. Ciao Michael, riposa in pace.

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MICHAEL JACKSON, LA MORTE DI UN RE

26/06/2009

di Laura Cosentino e Carmelo Calanni

Michael Jackson è morto giovedi 25 giugno 2009 all’Ucla Medical Center di Los Angeles alle 14,20 ora locale (le 23,20 in Italia). Michael il re del pop, il cantante che ha venduto 750 milioni di copie nella sua carriera, è stato stroncato da un infarto.

Michael Joseph Jackson nasce a Gary (Indiana) il 29 agosto 1958. E’ il padre Joseph che lo ”getta” sul palco all’età di cinque anni insieme ai suoi fratelli dando vita ai Jackson Five, che riscuotono un garande successo negli anni 70. E’ il grande Jazzista Quincy Jones che lo lancia nella carriera da solista. Una carriera fulminante, i fans americani che già lo conoscevano sono pazzi di lui. Dopo i primi 5 da solista album esce ”Thriller” che sarà l’album piú venduto della storia della musica con 109 milioni di copie vendute fino ad oggi.

Il successo degli anni 80 è travolgente, diventa planetario,  non c’è trasmissione musicale che non mandi in onda un suo video.

Nel 1985 compone insieme a Lionel Richie la mitica canzone ”We are the world”, brano interpretato insieme a vari artisti, che ebbe degli scopi umanitari pro-Africa. Nel 1987, proprio alla vigilia del suo 29’ compleanno, esce un altro album di grande successo “Bad”. Con l’album Dangerous (1991) firma il contratto piu’ costoso della storia; per produrre questo disco percepirà un miliardo di dollari. Molto legato ai fratelli e soprattutto alla sorella Janet, anche lei cantante, con la quale realizza il video piú costoso di sempre. Per produrre il videoclip ”Scream” ci sono voluti 7 milioni di dollari. Non produceva più brani inediti dal 2001, il suo ultimo album di successo fu “Invincibile”

Due matrimoni (di cui uno con Lisa Marie Presley figlia del mitico Elvis), e due figli (avuti con la seconda moglie, la sua ex infermiera Deborah Jeanne Rowe) e soprattutto le accuse infamanti di pedofilia (da cui è stato scagionato) hanno caratterizzato la sua vita.

La ricerca di apparire più chiaro e i continui trattamenti gli hanno provocato un tumore alla pelle, indebolendo le sue difese immunitarie. Gli ultimi mesi sono stati molto tormentati per via della salute,  anche se nel mese di luglio era previsto un suo ultimo (per dire addio ai fans) mega tour che doveva partire da Londra. Il re del pop, il cantante piú importante della storia non c’è piu’. Ci ha lasciati in un caldo pomeriggio di giugno, noi da sempre tuoi fan non ti dimenticheremo mai. Ciao Michael.

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TUTTO IL CALCIO MINUTO PER MINUTO COMPIE 50 ANNI, BUON COMPLEANNO!

10/01/2010

La celebre trasmissione radiofonica domenica 10 gennaio compie 50 anni.

Il 10 gennaio 1960 si giocava Milan-Juve, dallo studio Roberto Bortoluzzi dava la linea a S.Siro all’inviato Nicolo Carosio… Nasce cosi la trasmissione radiofonica più famosa e più longeva della radio Italiana, “Tutto il calcio minuto per minuto”. Prima della pay tv, prima del calcio “spezzatino”, distribuito a tutte le ore del sabato e della domenica, c’era quest’amata trasmissione che rigorosamente nel pomeriggio del giorno di festa informava gli Italiani sulle cronache e i risultati delle partite della Serie A. C’era e per fortuna c’è ancora. Gli Italiani avevano l’orecchio incollato alla radio sperando nella vittoria della propria squadra di calcio e nella propria vittoria al Totocalcio. Una mano sulla manopola del volume, l’altra con la penna a spuntare i risultati della schedina. Dalla radio usciva la possente voce di Enrico Ameri e quella rauca e caratteristica di Sandro Ciotti. Quelle voci univano l’Italia in 90 minuti di pura passione. Si volava dal Cibali di Catania al Comunale di Torino, dal S.Paolo di Napoli al Meazza di Milano, dall’Olimpico di Roma al Partenio di Avellino, dal Del Duca di Ascoli al Ferraris di Genova. Tutto in poco più di dieci minuti, e poi ancora un altro giro ed un altro ancora.

Sono stati Ameri e Ciotti i  due radiocronisti più famosi, coloro che hanno segnato un epoca. A condurre la trasmissione nello studio e a smistare i collegamenti nei vari campi di gioco sono stati nel tempo Roberto Bortoluzzi (per ben 27 anni), Massimo De Luca (dal 1987 al 1992), Alfredo Provenzali e Filippo Corsini. Questi ultimi due in coppia conducono tutt’oggi. Ma facendo un salto all’indietro nel tempo, tanti sono stati i radiocronisti storici di questa trasmissione. Oltre ai già citati Carosio, Ameri, Ciotti, Provenzali (che oltre a condurre ha fatto anche l’inviato) ricordiamo anche Nando Martellini, Claudio Ferretti, Andrea Boscione, Adone Carapezzi, Ezio Luzzi, Enzo Foglianese, Mario Giobbe, Emanuele Dotto, Marcello Giannini, Nuccio Puleo, Livio Forma, Massimo Carboni, Tonino Raffa, Antonello Orlando, Ugo Russo, Carlo Verna, Enzo Del Vecchio, Pierpaolo Catozzi, Nicoletta Grifoni, Doriana Laraia, Simonetta Martellini, Bruno Gentili, Francesco Repice ed in ultimo il degno erede dei grandi del passato, Riccardo Cucchi. Sicuramente ne abbiamo dimenticato qualcuno, ma credo che quelli che sono entrati nel cuore o meglio ancora nelle orecchie degli Italiani li abbiamo citati tutti. Tutto il calcio minuto per minuto è stata la trasmissione che ci ha accompagnato, per quelli nati negli anni 70, sin da bambini. “Scusa Ameri, scusa Ameri…” urlata da Sandro Ciotti rimane indimenticabile, cosi come “clamoroso al Cibali” sempre coniato dallo stesso Sandro durante una clamorosa vittoria del Catania nel giugno del 1961 contro la corazzata Inter del mago Herrera. Oppure l’urlo “Rete…” caratteristico di Enrico Ameri che faceva sussultare e sognare i tifosi di Juve, Milan e Inter. E poi quanti termini abbiamo imparato: centravanti di sfondamento, libero, ala tornante, retrovie, tutto esaurito, ventilazione apprezzabile, uomo nero, campo a limite della praticabilità, leggera foschia, sforbiciata, viva il parroco. Erano anni mitici la partita non si guardava si immaginava. Si aspettavano le 6 e 10 per vedere 90’ minuto e guardare i gol, ricollegandoli a ciò che i radiocronisti ci avevano raccontato nel primo pomeriggio.

E poi chi non ricorda quell’attimo che dava i brividi, quell’attimo prima che irrompesse la voce di Ameri o di Ciotti, si proprio quell’istante prima che si annunciava il gol… e tu con i brividi alla schiena rimanevi sospeso per un nano secondo che sembrava eterno a chiederti chi ha segnato, noi o loro…? Quel secondo che ti cambiava la domenica e a volte l’intera settimana. Quell’istante magico che nessuna parabola, decoder hd o Tv al plasma di ultima generazione potrà farti più rivivere. Era Sandro Ciotti, era Enrico Ameri, è Riccardo Cucchi, è, e sarà per sempre “Tutto il calcio minuto per minuto”. Tanti auguri e linea allo studio.

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COPPA D’AFRICA AL VIA, TRA SANGUE, STELLE E TANTE SPERANZE

10/01/2010

Parte domenica 10 Gennaio con la partita inaugurale tra i padroni di casa dell’Angola e il Mali, la 27’edizione della Coppa d’Africa. Disputato per la prima volta nel 1957, questo trofeo (che ha cadenza biennale) mette di fronte le 16 più forti nazionali Africane. Quest’anno si gioca appunto in Angola, paese di 12 milioni di abitanti situato a sud-ovest  del cono d’Africa con capitale Luanda. Saranno 4 le città che ospiteranno la manifestazione, oltre a Luanda ci sono anche Cabinda, Benguela e Lubango. La finale è prevista per domenica 31 Gennaio allo stadio “11 Novembre” di Luanda.

Sangue sulla Coppa, il Togo si ritira.

Prima di parlare di calcio giocato però, bisogna raccontare l’episodio tragico che ha segnato la vigilia del torneo. Venerdì 8, nel primo pomeriggio, l’autobus che trasportava  la nazionale del Togo nella città di Cabinda, nei pressi del confine tra Angola e Congo è stato assaltato da colpi di mitra. Il bilancio è stato purtroppo tragico: l’autista, l’allenatore in seconda e l’addetto stampa morti, e altri 7 tra giocatori e accompagnatori feriti, di cui almeno due, i calciatori Serge Akakpo e Kodjovi Obilalè, in modo grave. Illeso il capitano e giocatore più rappresentativo Emmanuel Adebayor che quest’anno milita nel Manchester City di Roberto Mancini. La federazione del Togo aveva chiesto subito alla CAF (African Footbal Confederation) di sospendere l’intero torneo, ma quest’ultima ha invece deciso per il normale svolgimento della manifestazione. A questo punto la nazionale Togolese sotto scock (spinta anche dal proprio governo) aveva deciso di ritirarsi. Poi nella notte tra sabato e domenica la retromarcia: “si gioca in ricordo dei caduti”, cosi all’unisono i giocatori del Togo. Infine l’ultimo colpo di scena nella giornata di domenica quando il governo togolese chiede ai giocatori di non scendere in campo e di abbandonare il torneo. A quel punto la squadra ”obbedisce” al proprio governo e si ritira definitivamente. A rivendicare l’agguato sono stati i guerriglieri del Flec (Fronte Liberazione Enclave Cabinda) che da anni lottano per l’indipendenza della Cabinda, la regione a nord del Paese, oltre il fiume Congo, ricchissima di petrolio, che reclama la secessione dall’Angola. Il clima resta teso, dopo il ritiro di Togo, adesso si deve capire se la federazione angolana può garantire la sicurezza necessaria per lo svolgimento del torneo in quella regione, dove si giocheranno le partite del gruppo B tra le altre tre squadre del girone, vale a dire Costa d’Avorio, Burkina Faso e Ghana, nazionali che giocheranno appunto le proprie partite della prima fase proprio nella città di Cabinda.

Chi sarà campione d’Africa ?

Dopo la doppia vittoria dell’Egitto nelle due scorse edizioni, a contendersi la Coppa d’Africa dovrebbero essere tre squadre: La Costa d’Avorio, il Ghana e il Camerun. Le outsider che nutrono tante belle speranze sono Nigeria, Egitto, Algeria e Tunisia. Ma analizziamo meglio le favorite.

Gli Ivoriani, che hanno vinto solo un volta il trofeo nel lontano 1992, sono dunque i grandi favoriti di quest’edizione. Gli “elefanti” possono schierare giocatori che giocano in Premier League del calibro di Didier Drogba e Salomon Kalou del Chelsea, Kolo Tourè del Manchester City, Aruna Dindane attaccante del Portsmouth e Emmanuel Eboue che milita nell’Arsenal. A questi si aggiune Yaya Tourè del Barcellona. Bastano queste stelle per fare della Costa D’Avorio la squadra da battere.

Il Ghana dopo la grande delusione della passata edizione (solo 3’, giocando in casa), cercherà di far sua la competizione che si svolge in Angola. Allenati dal serbo Milovan Rajevac, che non ha convocato l’interista Sulley Muntari, e il bolognese (ex Juve) Stephan Appiah, i ghanesi schiereranno tutte le loro stelle per rispondere al forte organico ivoriano. Kwadwo Asamoah (Udinese), Michael Essien (Chelsea), Mattew Amoah attaccante che gioca in Olanda nel Nac Breda e il difensore John Mensah (Sunderland) sono alcuni fondamentali giocatori delle Black Stars, che hanno vinto anch’essi una sola volta (come la Costa D’Avorio) la Coppa D’Africa, ben 28 anni fa nel 1982.

Terzo incomodo per la vittoria finale della coppa sono i “leoni indomabili” del Camerun guidati in panchina dal tecnico francese Paul Le Guen  e in campo dalla stella e capitano Samuel Eto’o. Il nerazzurro, migliore realizzatore della competizione di sempre con 16 reti, potrà contare sull’apporto di tanti giovani a partire da Alexandre Song difensore dell’ Arsenal o Stephane M’bia attaccante del Marsiglia.

E le altre stelle?

Da tenere d’occhio la Nigeria che propone in campo tra gli altri Obi Mikel del Chelsea, ma anche Oba Oba Martins (ex Inter, attualmente al Wolfsburg), Victor Obinna (del Malaga, ex Chievo e Inter) e una vecchia conoscenza sempre dei nerazzurri, Nwankwo Kanu attualmente al Portsmouth. Qualche chance anche per l’Egitto guidato da Hassan Chehata che è comunque sempre campione uscente e che deve riscattare la cocente eliminazione dal mondiale Sud Africano di giugno.

Altri magari non vinceranno la Coppa d’Africa ma saranno grandi protagonisti del torneo, tra questi ricordiamo i calciatori del Mali Frederick Kanoutè bomber del Siviglia, Seydou Keita del Barcellona e Mahamadou Diarra del Real Madrid.

Gli Italiani

Sono 8 i giocatori che militano nella Serie A che prenderanno parte alla Coppa d’Africa oltre a Samuel Eto’o vi sono i maliani Mohamed Sissoko della Juve e Souleymane Diamoutene del Bari, i ghanesi Kwadwo Asamoah dell’Udinese ed Emmanuel Badu della Sampdoria, gli algerini Abdel Kader Ghezzal (Siena) e Mourad Meghni (Lazio). Infine c’è il talento ghanese Dominic Adiyiah, capocannoniere del recente mondiale under 20 con 8 reti in 7 partite, che il Milan ha acquistato due mesi fa, ma che non ha ancora fatto esordire nel nostro campionato.  

A caccia di talenti

E’ Malu Mpasinkatu sicuramente il maggiore esperto di calcio africano in Italia che attraverso il sito Tuttomercatoweb.com ci fa una sfilza di nomi che potrebbero essere i nuovi talenti africani del futuro, prendere nota prego: Lama e Carlos Fernades (portieri) e Manucho (Attacante) dell’Angola, Bruno Ecule Manga (Difensore ) del Gabon , i centrocampisti Gervinho della Costa D’Avorio, Sessegnon del Benin, Alex Romao del Togo, gli attaccanti Skikabala (Egitto), Yebda (Algeria) e Dagano (Burkina Faso).

Gli assenti

Tra le grandi nazionali assenti di Angola 2010 ci sono sicuramente il Sud Africa e il Marocco. Il Sud Africa non avendo partecipato alle qualificazioni mondiali (essendo paese ospitante) non ha avuto neanche l’occasione di potersi qualificare ad Angola 2010 visto che i gironi di qualificazione corrispondevano per entrambi i tornei. Per i Bafana Bafana allenati da Carlos Alberto Parreira (che ci batté nella finale mondiale di USA 94 con il suo Brasile), e quasi una liberazione la mancata partecipazione, in quanto ci sarà più tempo per preparare i mondiali. Tra l’altro l’obbiettivo primario del Sud Africa sarà quello di passare la prima fase dei mondiali e qualificarsi per gli ottavi. Questo avrebbe un duplice significato per i Bafana Bafana, cioè qualificarsi per la prima volta agli ottavi in un mondiale ed evitare che per la prima volta la squadra ospitante non passi il 1’ turno.

Il Marocco ha disputato un pessimo girone di qualificazione arrivando ultimo e staccatissimo in un raggruppamento che ha visto qualificare le altre tre formazioni: Camerun, Gabon e Togo. Niente coppa d’Africa dunque per il promettente bomber del bordeaux Marouane Chamakh e per il difensore genoano Houssine Kharja.

Dopo la rinuncia del Togo sicuramente il torneo dopo aver perso una discreta nazionale perde una stella luminosa, Emmanuel Adebayor ex Arsenal oggi come detto prima alla guida dell’attacco dei “Citisenz” di Manchester allenati da Robero Mancini.

Curiosità

Dunque tutte le qualificate al mondiale ad eccezione del Sud Africa saranno presenti ad Angola 2010: Nigeria, Algeria, Ghana, Camerun e Costa D’Avorio.

L’Egitto detentrice del torneo non si è qualificato al mondiale, perdendo il drammatico spareggio contro l’Algeria lo scorso novembre. Per il Malawi invece è la prima partecipazione ad una Coppa d’Africa. L’Egitto è anche la squadra che ha vinto più Coppe d’Africa (6 titoli), seguito da Ghana e Camerun a quota 4 e da Repubblica Democratica del Congo e Nigeria che hanno vinto 2 volte. Una sola volta hanno vinto Algeria, Costa D’Avorio, Marocco, Sud Africa, Sudan, Tunisia, Etiopia, Repubblica del Congo.

Infine uno sguardo ai gruppi di questa edizione:

Nel Gruppo A (5 partite a Luanda e 1 a Cabinda) vi sono Angola, Mali, Malawi e Algeria.

Nel gruppo B (5 partite a Cabinda e 1 a Luanda) vi sono Costa D’Avorio, Burkina Faso, Ghana. Il Togo si è ritirato.

Nel gruppo C (5 partita a Benguela e 1 a Lubango) vi sono Egitto, Nigeria, Mozambico e Benin.

Infine nel gruppo D (5 partite a Lubango e 1 a Benguela) vi sono Camerun, Gabon , Zambia e Tunisia.

La prima fase si concluderà il 21 gennaio. Si qualificheranno ai quarti le prime due di ogni gruppo e il tabellone prevede questi incroci: 1′A-2′B (1), 1′B-2′A (2), 1′C-2′D (3), 1′D-2′C (4). Partite queste che si dispuetranno il 24 e 25 gennaio. Infine il 28 si giocheranno le semifinali (vinvente 1-4 e vincente 2-3), e domenica 31 gennaio la finalissima. In Tv la competizione si può seguire su Eurosport. Buona Coppa D’Africa a tutti.

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ZLATAN IBRAHIMOVIC, AMORE BUGIE E CALCIO

21/07/2009

A Zlatan Ibrahimovic il mal di pancia sarà finalmente passato, ai tifosi dell’Inter però sarà venuta la gastrite. Zlatan Ibrahimovic è passato al Barcellona senza pensarci due volte. Ciao ciao Inter ci eravamo (forse) tanto amati ma adesso non ti amo piú. Zlatan Ibrahimovic classe 81 nato a Malmoe da padre bosniaco e madre serba, di professione attaccante, in piena ”bagarre” calciopoli in quattro e quattrotto nell’estate 2006 lasciò la Juve. Una volta in una partita, dopo un gol, aveva gridato a squarciagola ”Forza Juve” come se fosse il primo tifoso bianconero, ancor più di Lapo Elkan, Idris o Giampiero Mughini. Ma in un pomeriggio di quel caldo agosto  in un affollata conferenza stampa non appena passato alla corte di Moratti dichiaró ”da piccolo tifavo Inter”, e molti ci credettero. Ma cosa ti potevi aspettare da uno che a 13 anni disse che presto avrebbe lasciato la Svezia, sua paese natale, e a 22 dopo una chiamata di Moggi lasciò di corsa i lancieri dell’Ajax a cui (anche a loro) aveva dichiarato amore eterno.

Se poi ci mettiamo che come procuratore ha l’ex cameriere di un ristorante di Amsterdam, tale Mino Raiola che voleva ancora far giocare Pavel Nedved, per giunta con l’Inter, il quadro è completo.

Zlatan  Ibrahimovic è il calciatore più pagato al mondo, almeno stando allo stipendio che gli dava l’Inter  (12 milioni di euro l’anno, al Barca si accontenta anche di meno) piú di Ronaldo, Kakà o Leo Messi. Ma a differenza di questi lui la Champions League non l’ha mai vinta e non ne mai stato protagonista. Di titoli nazionali è invece uno specialista, negli ultimi 6 anni ha vinto lo scudetto ininterrottamente (sul campo) con tre maglie diverse. Ma il problema è la coppa dalle grandi orecchie, un problema che lo tormenta in quanto crede che con l’Inter non avrebbe mai potuta vincerla. Ed allora ecco le continue lamentele, le frasi dette e non dette, le percentuali mai piene, e i famosi mal di pancia come li hanno chiamato i giornali. Fino ad oggi però, visto che ormai è stato sancito il suo passaggio al Barça (pur mancando l’ufficialità). Accordo che ha avuto un efficacia maggiore di un gastro-protetore. L’Inter dalla sua cessione al Barcellona ci guadagna economicamente ma ci perde tecnicamente. Ibra é insostituibile ed in campionato ha fatto la differenza negli ultimi anni. Lo scorso anno decise la sfida scudetto di Parma e quest’ anno è stato il capocannoniere dei nerazzurri. Adesso Mourinho avrà problemi seri. Un attacco Ibra-Milito vale molto di piú di uno Eto’o-Milito. E poi la beneamata in un sol colpo non ha più in organico Adriano, Crespo e Cruz che molte volte avevano tolto le castagne dal fuoco. Eto’o, Milito gli acerbi Balotelli e Arnautovic e Suazo non bastano e non valgono l’attacco di Real, Barcellona e Juventus. Se lo scorso anno Mourinho vinceva quanto meno in Italia, il merito oltre che ad una difesa di ferro era proprio di Ibra che al momento giusto trovava la giocata giusta, faceva anche reparto da solo, e portava a casa la partita. Lo scorso 13 ottobre lo svedese dichiarò alla gazzetta che sarebbe stato lui il futuro capitano dell’Inter, ora magari dirà la stessa cosa al Camp Nou, i tifosi gli crederanno, lui segnerà ancora e guiderà la sfida ai galattici del Real, ma statene certi tra 3-4 anni andrà in Inghilterra e magari giocherà con il Manchester, Zlatan è cosi, dice tante bugie ma segna tanti gol.

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E ZENGA LA SPARO’ GROSSA!

09/07/2009

Mai in Sicilia si era sentito parlare di scudetto. Ci voleva Walter Zenga povero illuso, che il Catania ha lanciato come tecnico di serie A, per sparare una ca…ssata del genere! Il sole dell’isola dopo più di un anno di permanenza gli avrà dato alla testa. Il Palermo, con tutto il rispetto, non vincerà lo scudetto del prossimo anno. Quella è roba da ricchi, quella è roba di Inter, e forse Juve. E sforzandomi potrei aggiungere il Milan. Non il Palermo, non scherziamo. Zenga avrà pur vinto qualche titolo in Romania e in Serbia, ma li gli avversari si chiamavano al massimo National e Rapid Bucarest o Partizan Belgrado. Che per carità sono cosa molto diversa dagli squadroni della Serie A Italiana. Il Verona di Bagnoli fu un caso clamoroso, irripetibile nel calcio-follia di oggi, in cui si spendono cifre da capogiro. Il Napoli vinse due scudetti ma aveva il più grande di tutti, Diego Armando Maratona; La Samp di Boskov oltre ad essere un grande collettivo, aveva i due migliori attaccanti Italiani dell’epoca Vialli e Mancini. Caro Zenga  non si vince lo scudetto con Miccoli, Cavani, Bertolo o Pastore. Ci vuole ben altro, basta chiedere a Florentino Perez che per portare il Real alla vittoria, e poter competere nella Liga con il Barça, ha speso quasi 200 milioni. O alla Juve che per ridurre il gap dall’Inter ha sborsato 51 milioni per due giocatori di cui solo 25 per un mediano. Si dice che i soldi e le figurine non bastano per vincere; Beh io credo di no, questo lo dice chi i soldi non può spenderli. Nel calcio no campioni, no party. Il Palermo è squadra da metà-classifica e se fa un campionato boom al massimo può arrivare in Europa League. Se Zenga ha lasciato il Catania per vincere lo scudetto ha sicuramente sbagliato squadra. Certo queste parole per le orecchie di Zamparini saranno musica allo stato puro. Lui cercava un allenatore vincente e finalmente l’ha trovato. Guidolin, Colantuono e  Baldini ex allenatori rosanero a cospetto dell’uomo ragno sono dei dilettanti. Forse con questa sparata Zenga si sarà voluto, come si dice in Sicilia “arrufianare” la piazza, che si lecca ancora le ferite per lo 0-4 del derby con il Catania del 1’ marzo scorso. Da sportivo mi chiedo, ma Zenga riuscirà a mangiare il panettone (ops la cassata) a Natale? Può darsi, ma a maggio niente champagne, dovrà accontentarsi di bere un fresco chinotto.

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FOLLIE ARGENTINE, SE NE VEDONO DI TUTTI I COLORI, ALLA FINE IL VELEZ E’ CAMPIONE

06/07/2009

Allo stadio “Jose Amalfitani” se ne sono viste di tutti i colori. Velez Sarsfield e Huracan si giocavano il titolo di clausura 2009. I padroni di casa partivano da un punto in meno (37) in classifica, l’Huracan capolista a 38. Si inizia con 15 minuti di ritardo (ma questo è quasi un abitudine in Sudamerica) e gia al 9’ il primo colpo di scena, gol regolare dell’Huracan realizzato da Dominguez ma l’arbitro Gabriel Brazenas (vero protagonista della gara) annulla. Al 18’ partita interrotta per una violenta grandinata, squadre negli spogliatoi che rientrano dopo una buona mezzora. Partita dura, freddo, stadio infuocato. Altro colpo di scena sempre nel 1’tempo calcio di rigore per i padroni di casa, Hernan Lopez si fa parare il tiro da Monzon. La coppia d’oro dell’Huracan Pastore-De Federico incide poco anche perché tutta la squadra gioca una partita difensiva sperando nel pareggio che basterebbe per vincere il titolo. Nel secondo tempo i blu del Velez si riversano in avanti alla ricerca del gol vittoria che significherebbe scudetto. La svolta arriva solo all’85’ minuto: palla buttata al centro dell’area che viene bloccata in tuffo basso da Monzon, Larrivey del Velez (in prestito dal Cagliari) entra in scivolata, colpisce nettamente il portiere Monzon, la palla gli sfugge e Maxi Moralez, infila in porta. Gol irregolare che l’arbitro convalida. Succede di tutto, Moralez espulso per essersi tolto la maglia (era già ammonito), Angel Cappa tecnico dell’ Huracan è infuriato, i tifosi di casa invadono il campo, partita sospesa per 15 minuti. Finale tesissimo, nell’assalto finale dell’Huracan, in mischia, il portiere Montoya salva due volte sulla linea, mentre il difensore del Velez, Sebastien Dominguez, chiude sanguinante con un taglio alla testa. Alla fine il Velez Sarsfield guidato da Ricardo Gareca diretto in difesa da Papa e dai centrali Otamendi-Dominguez e davanti dall’anima Maxi Moralez e dal bomber Hernan Lopez festeggia il suo 7’ titolo della storia. Cala la sera al “Jose Amalfitani” fa freddo ma i tifosi che hanno invaso il campo stanno festeggiando un titolo che hanno agguantato quasi alla fine, un titolo vinto dopo una domenica di ordinaria passione e follia.
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